la fine del nuovo

La mostra d’arte contemporanea itinerante La fine del nuovo è un progetto ben più ampio di ciò che la definizione di “mostra” potrebbe far pensare. Organizzata da neo.associazione culturale di Udine per festeggiare il ventesimo anno di fondazione, verrà riallestita, la stessa ma sempre diversa ad ogni appuntamento, in 13 città italiane ed estere e 16 diversi siti nell’arco di un anno, nel 2016/2017.

Il sostantivo Neo, con cui la giovane associazione si era presentata nel lontano 1996 per trasmettere la volontà di ri-definire contenuti ed aspetti dell’attualità nelle arti visive, viene ripensato a partire dal circostante.

Artisti, critici, intellettuali delle città coinvolte troveranno spazio nella produzione, nella comunicazione e nella documentazione dell’iniziativa e non si esclude che, nel realizzarsi del percorso, attratti dal tema, vi si aggiungano nuovi contributi e nuove collaborazioni. Una mostra dalla struttura a palla di neve che si accrescerà e si modificherà strada facendo grazie ai contributi apportati in ogni nuovo riallestimento - ripetizione differente - sia relativamente alle opere che al concept della mostra: entrambi andranno si arricchiranno in ragion delle pratiche culturali raccolte nei luoghi e delle istituzioni pubbliche e private coinvolte.

Verrà realizzato un unico catalogo in italiano ed inglese, distribuito nelle principali librerie e centri culturali dei territori che daranno ospitalità al programma e disponibile in mostra negli ultimi appuntamenti

Il titolo della mostra la fine del nuovo intende tematizzare una specifica condizione già sorvegliata dalle poetiche contemporanee dell’arte: il superamento del momento della produzione dell’opera in ragione del suo consumo, elaborato nella fase di comunicazione e diffusione pubblica del prodotto. L’importanza assunta nel riposizionare e ridefinire la ricezione dell’opera costituisce, per artista-critico-pubblico, il vero soggetto da plasmare e riprogrammare in ragione di un nuovo principio di realtà che li vede confondersi e sparire dalla scena, così divisi e distinti, per vestire il ruolo unico e trasversale di utente-consumatore. Un cambio di passo epocale che  vede uscire di scena molte delle figure che in passato erano servite a definire modalità, pratiche e contenuti dell’esperienza artistica, sostituiti dalla nascita di una nuova figura di consumatore-produttore di merci culturali, attivatore di reti e network finalizzati a creare un flusso veicolare di informazioni. Molti, tra artisti critici pubblico, hanno iniziato a riflettere ed occuparsi della questione, cioè della morte del concetto di nuovo, che è stato motore di crescita degli interessi della modernità; ma anche della morte del “neo” quale ritorno e differimento di una serie di posizioni e questioni affrontate nel passato quali neo avanguardia, neo realismo, etc... Il nuovo, da sempre, si è combattuto con il vecchio, il moderno con l’antico. Ma, anche il giovane, al trascorrere del tempo, diventa a sua volta vecchio e prima di scomparire, così come è apparso, secondo un modello ontogenetico, si riproduce ed il tutto si ripete differente nel tempo. Ma oggi il figlio del vecchio, neo, il nuovo, non nasce più! Non è più lui il motore di crescita: il motore di ricerca è chi produce consumando, cioè tutti noi. Molti indicatori hanno preparato la scena attuale in questo senso: arte concettuale e processuale degli anni ’70, net art negli anni ’90, pubblic art ed arte relazionale negli anni 2000. Ora, quel che rimane di nuovo è già vecchio alla nascita o non è più attestabile: ciò che rimane oggi di questa dialettica non è altro che una labile traccia informazionale che, per difetto o per eccesso, per intenzionalità o trascuratezza, per interessi o per oppressi, si sta dissolvendo come un miraggio al sole. Tutto oramai è copia di copia di…, originali derivati alla prima, seconda, “enne volte” generazione di simulacri che a questo assommano una trasformazione e ridefinizione continua dei dati primigeni in ordine di una formattazione in ogni occasione differente. Un processo che fa si da manipolare, trasformare, disperdere i dati originari divenuti materiali di recupero, per poi riprocessarli utilizzati quali materiali da costruzione; ma più propriamente per operare in memoria di essi sull’immaginario del percipiente, per allettare, distrarre, orientare in modo arbitrario rispetto ad un soggetto da tempo morto sostituito dal suo fantasma cangiante agli interessi si vogliono attivare. Questo è quanto ampiamente affrontato in questione di ripetizione e differimento da Deleuze e Guattari, anche se ora non si tratta più di una tecnica allegorica che sfrutta il collage dei materiali conservando traccia e riferimenti di provenienza, quanto invece di un processo volto alla deriva, in ragione della dispersione, della diffusione, della morte, verso una sorta di entropia del portato concettuale dell’azione culturale. Il territorio del nuovo che si andrà esplorando compiendo i primi passi sarà un territorio caratterizzato dalla rarefazione, un territorio “anno zero” in quanto la modernità sarà diluita e  dispersa in una sorta di blog dove tutti i soggetti, gli attori, le questioni in ordine di una infinita serie di mediazioni, si caratterizzerà per una progressiva perdita delle qualità, perdita dell’intenzionalità, perdita dell’orientamento, in quanto successiva frammentazione e sterilizzazione dei materiali.

Capitolo XI


Teatro Giovanni da Udine - Udine (UD)
dicembre 2016 - gennaio 2017

Capito XII

 

Zadov P.a.r.a.s.i.t.e. - Ljubljana (SLO)
gennaio 2017 - febbraio 2017

Capitolo XIII

 

Meštrović Pavilion Zagreb (HR)
febbraio 2017 - marzo 2017

Capitolo XIV

 

Villa di Toppo Florio - Buttrio (UD)
1 aprile 2017 - 1 maggio 2017

Capitolo XV

 

Portopiccoclo - Sistiana (TS)
aprile 2017

Capitolo XVI

 

Neo locale Ex. Stazione Ferroviaria Udine Nord linea Paderno-Majano (UD)
21 maggio 2017